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UnfilodiMondo

Il primo Knit-Café PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria Luisa   
Sunday 04 February 2007
da Knit Cafe a BlogShop Era l'aprile del 2003.

Il campionario invernale era già stato presentato ai negozi. Interpellai per primo il responsabile delle vendite -o non mi ricordo chi fosse- della Baruffa, un uomo anziano che conosceva il settore, ma non a sufficenza lungimirante, che mi sconsigliò di aprire un negozio di lane, specie in un periodo poco propizio. Sarei partita col piede sbagliato, mi sarei demoralizzata subito, secondo lui, con la sola vendita del cotone.

Contattai altre ditte del settore, ma ne avevo in mente una in particolare, la Grignasco, perchè in febbraio di quell'anno era uscito un inserto maglia su Grazia dove era pubblicato un capo fatto con la Tyrol. Fu difficile trovare questo filato, perchè a quei tempi, non molto lontani, in realtà, i negozi di maglia erano spariti.

Pensai allora che, come me, ci fossero tante persone che amavano la lana, ma dove cercarla?

Unfilodi nel 2003 Vidi un negozio non ancora terminato con tante grandi vetrine aperte su di un cortile ristrutturato, ma che aveva ancora quell'aria vissuta da casa di ringhiera, e mi dissi, questo è il mio spazio ideale.

Tanto feci e tanto dissi che riuscii ad affittarlo, mentre lo stavano per terminare. Ed era -ed è- veramente bello.

Nel frattempo conobbi la signora Evans, rappresentante di zona della Grignasco, che mi aiutò nella stesura del primo ordine, e che ha determinato tutte le mie scelte successive.

Unfilodi nel 2003 Ho arredato il mio spazio con mobili -tutti con le ruote, non sono mai stati per più di sei mesi nello stesso posto (odio la fissità)- dell'Ikea e dell'Habitat, quella francese, alcuni componenti della quale, come i miei scaffali, vengono fatti, guarda caso!, a Carate Brianza (com'è piccolo il mondo!), con un punto focale da cui partisse un discorso.

Un mobile rosso cinese, comprato con la Raffa alla Cargo , che è diventato familiare a chi frequenta il mio spazio. E' un po' il baule della nonna, ci trovi dentro l'inverosimile.

Ho allestito una parte di spazio attorno alla Nespresso, allora rara da trovare, come se fosse un piccolo caffè in una veranda, con fiori e piante della Sia, non quelli veri, mi fanno soffrire, quando e se muoiono, con tavolini di ferro battuto rosso e sedie di vimini, una gabbietta aperta -gli uccellini  mi piacciono quando volano nel cielo- simbolo di libertà. Tanti giornali di maglia, da sfogliare insieme.

Ho aperto il mio spazio in una caldissima giornata di giugno. Nelle vetrine, ninfee e cotone bianco, giallo e verde. Gli scaffali stracolmi di lana colorata.Unfilodi nel 2003

Stavo già male, allora. Ma quel giorno me lo ricordo, E mi ricordo le lacrime, per un progetto finalmente realizzato, riflesse in un vaso trasparente, enorme della Fioraia di Verano, con rose, peonie, e altri fiori rigorosamente bianchi - e veri, sostituiti, poi, con quelli della Sia -come il fiocco. Regalo di Maurizio e di Carlo come buon auspicio.

Qualche tempo dopo uscì su di un giornale un articolo che parlava di un knit café, aperto a Londra, Cast off, mi sembra si chiamasse, dove le persone, uomini e donne, si ritrovavano a sferruzzare. Ritagliai l'articolo, lo appesi in bacheca. "Knitting is good for you". Era la loro dichiarazione d'intenti. Lo era stata -qualche tempo prima- anche la mia.

Lavorare a maglia fa star bene. Con gli altri e con sè stessi. Il resto è storia di tutti i giorni.
 

Forse che il mio spazio è stato il primo knit-café italiano, senza saperlo? 


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