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Non avevo mai visto dal vivo una tarma, e meno male, perchè mi sarebbe venuto un colpo e non potrei scrivere di lei.
Non è poi così brutta, dici tu, da spaventare a morte.
Ma mi capirai, pensando a tutti i miei amati gomitoli di lana -e, ti assicuro, sono tanti- che sono in balìa di Nostra Signora Tarma (al livello in cui la vediamo qui accanto, ormai inoffensiva, poichè in menopausa, o maschio, scusi allora se l'ho scambiato per una signora) o meglio, delle -qualche migliaio- larve uscite dalle sue uova -vàlle a cercare, è più facile che un cammello entri in una cruna di un ago o cercare lo stesso ago in un pagliaio, che beccarle-, che sono in cerca di cibo per sedare la loro fame tipica della fase puberale-pre-adolescenziale -penso che la raggiungano in uno o due giorni-.
Sono precoci oltre che voraci. E furbe. Infatti si cibano solo di lana buona, alpaca -gulp-, merino -sigh-, lana e seta -sniff-, cashmere -doppio gulp-. Oltretutto non sentono neanche più l'odore della naftalina, che io non metto nel mio spazio, perchè fa tanto "armadio della zia Nora". -Riposa in pace, sei nei miei ricordi più belli-.
E chi è? ti chiederai. Un'amica di mia mamma, che indossava tutti i vestiti con quel tanfo addosso, e comunque, se non l'hai conosciuta -strano, la conosceva mezzo mondo, in ogni luogo dove andavamo, c'era sempre qualcuno che la chiamava, o che lei salutava e di cui sapeva vita-morte-e miracoli-, mi spiace per te, specie se ami il gossip. Avresti saputo vita-morte-e miracoli di qualcuno.
A proposito di miracoli, questa qui accanto è la cattedrale Nostra Signora di Tarma, in Perù.
Sul Bestiario popolare, trovato in google, si dice che in Romagna ci si affidava, per proteggere gli indumenti di lana dalle tarme, ai santi ed alla divina provvidenza -mi sembra un tantino esagerato scomodare così in alto-.
Non credo che questa cattedrale sia stata eretta per tale scopo e/o in onore del lepidottero sia stato chiamato così il paese.
Tuttavia la sua invasione nel mio spazio si potrebbe paragonare ad un cataclisma o ad un castigo divino. Prego, quindi, che ciò non avvenga mai e che i produttori di lana facciano i loro trattamenti anti-tarme a regola d'arte.
Anche perchè non posso far limitare la produzione dei capi alle mie clienti ai giorni che non contengono la erre -sempre una buona notizia presa dal Bestiario popolare. Rimarrebbero il lunedì, il giovedì, il sabato e la domenica per lavorare-.
Nè posso portare tutta la mia lana a pascere nei prati allo scoccare della mezzanotte, quando la rugiada li bagna -altro consiglio del Bestiario-, sia per scacciare le larve che per trovare farfalloni -uomini- che si aggirano da quelle parti -un pò pericoloso, di questi tempi, anche perchè Carate è abbastanza vicino ad Erba, non quella bagnata di rugiada, ma, ahimé, di sangue-.
Mi sembra una buona scusa per eludere la sorveglianza notturna del mio partner. Dubiterebbe solo della mia salute mentale.
La Signorina qui sopra non so cosa c'entri con la Nostra Signora, se non per il cognome -d'arte? de gustibus utriusque non disputandum est-.
Probabilmente ha catturato l'attenzione del webmaster con la sua aria da ragazzina ribelle, e, lui sì, per eludere la sorveglianza della sua partner, notoriamente gelosa, ha cercato di buttarle un po' di fumo negli occhi, tirando in ballo un dettaglio tecnico, con la pubblicazione qui accanto di una videata di un programma da scaricare, che si chiama, guarda caso, Tarma, che non so bene a cosa serva.
Ah, gli uomini! Sono come le tarme. Dio ce ne scampi e liberi.
Un consiglio. Non aprire mai l'armadio di un uomo. E' peggio di quello della zia Nora. Altro che naftalina. Puzza di bruciato. O di profumo, che non è il tuo.
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