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Torta Paesana
Ingredienti
500
pane
100
biscotti
50
cacao
1
uova
Difficoltà:
Bassa
Vegetariana:
Si
Numero di persone:
10
Calorie:
1000
K.cal.
Tempo di preparazione:
30
(minuti)
Tempo di cottura:
120
(minuti)
Visite:
636
Valutazione:
4,50 (2 Voti)
Data inserimento:
25.Sep.2006
Autore:
Maria Luisa
Descrizione
Nei lunghi e freddi pomeriggi d’inverno, nella Brianza del primo dopoguerra, le famiglie si riunivano nell’unico locale riscaldato della casa, la cucina. Lì c’erano la stufa, che serviva per riscaldare e per cucinare e la credenza, dove, tra gli altri pochi generi alimentari, venivano accuratamente conservati, in un sacchetto di carta, tutti gli avanzi, anche i più piccoli, del pane raffermo. Allora, come del resto tutta la storia insegna, il pane veniva considerato sacro, non nel senso dato dalla cristianità , ma in quanto uno dei pochi, se non l’unico, alimento che poteva essere consumato durante le guerre e le carestie post belliche, razionato e per questo ancora più prezioso dell’oro. Questa sacralità implicita, veniva perpetrata nel rito della preparazione della torta di pane, la paesana, al quale partecipavano non solo le donne e i bambini, ma anche gli uomini, tornati dai campi o dal turno di lavoro in fabbrica, in una sorta di accomunamento delle mansioni.
Preparazione
Così, in quei pomeriggi uggiosi, si prendeva il pane, raccolto pazientemente per settimane, e lo si spezzava in una grande pentola, compito questo, di solito, lasciato agli uomini. Si aggiungevano pochi biscotti secchi e, se le magre finanze lo permettevano, qualche etto di amaretti, e si sbriciolavano nella pentola, si ricopriva il tutto con il latte appena caldo, un uovo, lo zucchero ed il cacao. E si mescolava, fino a farne una poltiglia marroncina. Le quantità erano regolate ad occhio e a gusto. Questo compito era riservato a noi bambini, che immergevano il dito nell’impasto morbido e tiepido e assaggiavamo, dicendo, è dolce, è amaro, ancora un po’ di zucchero, ancora un po’ di cacao. Alla fine venivano aggiunti i pinoli, l’uva passa e la buccia grattugiata di un limone. Si versava il tutto in una larga teglia imburrata e la si metteva nel vano della stufa, che non era propriamente un forno, tanto che serviva a scaldare oltre che i cibi, anche i piedi infreddoliti di chi ritornava dal lavoro. Il momento giusto per cuocere la torta era la sera, quando la stufa, calda per tutta la giornata, cominciava ad intiepidirsi. Allora si infornava la teglia e la si lasciava lì per tutta la notte. Al mattino, quando la si sfornava, la Torta Paesana era appena calda. E il suo profumo inondava il cortile.
Note
lasciare raffreddare lentamente
Valutazione ricetta
1 (Pessima)
5 (Ottima)
Ricettario by
Vamba