
Un piccolo post per ringraziarvi di aver portato il mio blog a quarantamila visite in un anno e mezzo di vita. Mi vedete come sono contenta nel disegno? Sì, avete letto bene: sono proprio io, ritratta con i colori di Bebe, ovvero Stefano, 4 anni appena compiuti, mentre preparo uno dei suoi piatti preferiti: le polpette del lunedì!
Molte di queste visite le devo sicuramente al programma di Radio Padania del sabato mattina, "Maramao", in cui conduco un divertente spazio di cucina per bambini dal mese di maggio. Ad Ilariamaria, alla mia collega dottoressa Anna e alla regia mando un bacione affettuosissimo, oltre che a tutti i miei amici blogger con cui ho stabilito nel corso dei mesi un rapporto virtuale simpaticissimo e fecondo di idee.
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lunedì 1 dicembre 2008
Quarantamila... e non li dimostra!
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domenica 30 novembre 2008
Le ciliege della Fallaci, atto secondo.

Non sono ancora riuscita ad aprirlo seriamente.
Le sue ottocento e passa pagine mi fanno da un po' l'occhiolino dalla libreria: e quest'estate devo dire di essermi pure seriamente preparata ad affrontare mastodontiche saghe familiari, di penne autorevoli. Ho divorato infatti, in meno di due settimane "Menzogna e sortilegio" della Morante, la mia scrittrice preferita in assoluto, dallo stile per me supremo. Ma mi perdonerete se vi dico che a due soli mesi dal parto il pochissimo tempo libero che ho devo assolutamente impiegarlo in riposini...
Oggi voglio segnalarvi l'ottimo articolo di una cruscante che la mia amica di blog Livia ha riportato qualche giorno fa sulle sue pagine.
http://liblog.bloglist.it/2008/11/21/le-ciliege-e-la-crusca-della-fallaci/#comment-3465
Qui invece trovate la mia posizione sulla stessa querelle ortografica sorta all'indomani stesso della pubblicazione del romanzo postumo.
Nel frattempo mi sono documentata ulteriormente ed ho scoperto un'auctoritas anche nel campo gastronomico, a cui non saprei onestamente dirvi se la Fallaci aveva attinto (!); però, dato che il mio "mestiere" radiofonico è parlare di cucina... era senz'altro mio dovere filologico citarvela:
Buona domenica!
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giovedì 27 novembre 2008
La rottamazione del pane
Oggi, sempre se riesco a pubblicare il post fra un poppante che mi urla nell'orecchio e gli altri due che litigano a sangue e che fra un po' metto in castigo, vorrei discutere con voi di una notizia che è apparsa su Varesenews e che è prontamente rimbalzata sino alle pagine del Corriere e di TGCom, e grazie alla sottoscritta anche su alcuni forum di cucina (in primis quelli che frequento io, La Cucina Italiana e fra pochissimo quello degli Orsetti Padani). Chissà se qualche amico che mi ha letto stamattina arriva sin qui a dire la sua. Nel caso è il benvenuto!
In pratica un panettiere del pieno centro di Varese, Davide Piatti, da qualche giorno promuove una singolare rottamazione del pane raffermo. Gli telefono per infomazioni più dettagliate perché una cosa è leggere sui giornali l'iniziativa, un'altra sentirla dalla viva voce del fornaio (io stessa avevo frainteso e inizialmente dubitato delle buone intenzioni del panettiere).
Allora, la fornaia (che conosco di persona anche se lei probabilmente non si ricorda di me: in primavera ero stata con la mia Carol a prendere il pane, e le avevo chiesto anche di poter scattare delle foto nel suo negozio) che gentilmente mi ha risposto mi ha fornito informazioni dettagliate sull'iniziativa, che promuovo volentieri. Mi è stato spiegato che già da tempo le rimanenze del pane della giornata di panetteria vengono offerte alle suore della Riparazione di Via Bernardino Luini. Ma il giovane fornaio da qualche mese osa di più: ritira il pane duro avanzato dai propri clienti affezionati facendo loro uno
sconto sul nuovo pane acquistato e tramite una signora che frequenta il negozio spesso lo porta al canile o lo smaltisce presso una fattoria.
Un giorno però un cliente pensa bene di diffondere la notizia e oplà, da qui alle pagine del Corriere il passo è breve. In poche parole l'iniziativa, dapprima di portata circoscritta, ha fatto parlare di sè in maniera quasi esagerata ed è così che è nata l'idea di ufficializzarla, per ora con una data limite che è fissata al 30di novembre. Lo sconto sul nuovo pane acquistato grazie alla "rottamazione" di quello raffermo è fissato ora in 30 centesimi, e il giovane fornaio si è visto piombare in negozio una clientela più variegata, incuriosita dall'idea.
Alla mia domanda un po' provocatoria se il pane così recuperato abbia una qualche destinazione diversa, ad esempio se ne ricavi pangrattato, la risposta è che la cosa è materialmente impossibile da attuare anche volendo, perché sarebbero necessari macchinari appositi che la panetteria non possiede assolutamente, oltre al fatto che sarebbe una procedura vietata da ovvie norme igienico-sanitarie. Il prezzo del pane, mi viene assicurato, contrariamente all'opinione comune non è aumentato negli ultimi tempi, ma è anche vero che non è basso; è logico che lo si vada a cercare sempre più spesso presso i supermercati, dove i prodotti di panificazione hanno un costo di produzione e lavorazione nettamente inferiore rispetto a quello artigianale, ma anche una qualità finale diversa, anche se ormai in entrambi i casi il pane è realizzato con una lievitazione a base di lievito di birra, senz'altro più lunga e curata quello artigianale, ma lontana anni luce dall'antica arte della panificazione con la madre o lievito naturale (quella che in tanti, paradossalmente, stanno ricominciando a realizzare nelle mura domestiche, informandosi in varia maniera, chi su pubblicazioni dedicate come quelle del nostrano Giorilli, vero vate della panificazione casalinga e già presidente dell'associazione dei panificatori varesini, chi su internet prendendo spunto dai vari forum di cucina).
Quale quindi la mia conclusione da profana in tutto questo? Semplicemente che quando c'è crisi c'è sia per il cliente sia per il produttore, e quindi è innegabile che in questa promozione ci sia del guadagno anche per il fornaio, se non altro in termini di pubblicità; ma se così stanno le cose, mi pare davvero un'iniziativa simpatica e proprio per questo ne parlerò sabato mattina su RPL.
Per inciso, posso dire che questo panettiere fa delle ottime michette! Posso dimostrarlo con una foto di repertorio, ehehe...
Ma voi, intanto, cosa mi raccontate? Quanti panificano in casa come me (vi racconterò al più presto del mio pane con la Petronilla) e quanti invece acquistano ancora il pane presso un fornaio? Quanti al supermercato? Ma soprattutto, oggi secondo voi che peso ricopre all'interno dell'alimentazione quotidiana il pane?
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martedì 25 novembre 2008
Il battesimo di Agostino

P.S.: le bombonierine sono un'autoproduzione... le ho lavorate quest'estate al lago, seduta placidamente davanti agli sguazzi dei miei figli e di mio marito!
Scrivere con Agostino in braccio col singhiozzo non è molto comodo ma siccome a me gli sport estremi affascinano..., eccomi qui finalmente per raccontarvi il suo battesimo. Domenica di buon'ora eravamo già in autostrada, il massiccio del Rosa bianco come un'enorme meringa ad affiancarci per tutto il tragitto. La giornata era limpidissima e gelida: preannunciava la prima neve dell'anno che avrebbe imbiancato i nostri risvegli del lunedì.
Apro una piccola parentesi: la mia Carnival ci ha dato parecchi problemi in questo periodo ma come la Fenice pare risorta per l'ennesima volta... comunque sia ci ha portati tutti a destinazione sino a Seregno e tutto è filato liscio come non osavamo sperare: il giorno di San Carlo, il 4 novembre, la lasciavo dal meccanico del centro esanime e correvo a rivolgere una preghiera disperata al Borromeo pochi passi più in là, nella chiesina della Madonnina in Prato. Devo dire di essere stata sicuramente ascoltata!
Il rito tradizionale del battesimo è molto suggestivo, con l'esorcismo che in latino diventa ancor più incisivo, anzi tremendo. A battezzare il mio bambino c'era Don Luigi Moncalero, il nuovo priore di Montalenghe.
Purtroppo non abbiamo scattato nessuna foto: eravamo un pochino in ritardo e nessuno dei parenti ci ha pensato, forse perché siamo rimasti spiazzati dal pianto incessante di Agostino rimasto senza ciuccio per una mia clamorosa dimenticanza... ma mia suocera ha rimediato a metà offrendogli quello del fratello. Dico a metà, perché se in Chiesa Stefano aveva tutt'altro per la testa, abbarbicato com'era alla nonna, non appena è arrivato alla macchina è scoppiato in grida furibonde vedendo il fratellino ladro di ciucci! Ci abbiamo messo una buona mezz'ora, da Seregno a Saronno più o meno, per placarlo.
Comunque in Chiesa i miei figli si sono trasformati da monelli scatenati quali sono in angeli silenziosissimi: lo dico sempre, io, che il rito antico induce al raccoglimento, e il fatto che l'attenzione di bambini così vivaci e per giunta piccoli ne restino catalizzati ne è l'esempio più forte.
Il padrino era un carissimo amico di mio marito, che si è calato subito nella parte -praticamente gli ho mollato in braccio per tutta la funzione il piccolino mentre io e mio marito tenevamo a bada Carol!- e la madrina era mia madre.
Avrei qualche remora a mostrarvi la torta di battesimo, realizzata con le mie manine industriose, non foses altro che la sera prima poichè la ganache non mi montava sono stata preda di una crisi isterica. Ad ogni modo, decorata con le meringhe preparate praticamente il sabato mattina in diretta o quasi su RPL, faceva un figurone. Nel mio intento sarebbero dovute essere azzurre, ma siccome le avevo cotte un po' troppo velocemente (mai farsi prendere dalla fretta in questi casi delicatissimi!) erano venute verdine... Del resto anche i paramenti della Messa di Domenica erano verdi, perché - come mi ha spiegato mio marito che se ne intende - nel rito romano antico era l'ultima domenica dopo Pentecoste, mentre in quello ambrosiano siamo già in Avvento: ma a Seregno si segue quello romano. Quindi, mischiando sacro e profano... eravamo perfettamente in tema!
Invece sono molto orgogliosa di sbandierare la mia cazzeura, il pranzetto che abbiamo riservato al nostro ospite - il padrino, che veniva da lontano - fatta nientemeno che con le verze di Viggiù, arrivate direttamente dall'orto della Pierangela, la mamma di mio cognato. Eccola prima, durante e dopo la cottura.
Innanzitutto, destrutturata prima di finire in pentola: verzini (ossia i salamini da verza, incatenati l'uno all'altro), verza del Viggiutese, costine. Ci stava bene anche un piedino e quindi l'ho tolto dal congelatore e messo a rosolare assieme al resto. Ho poi sfumato col vino rosso, salato il giusto, aggiunto qualche chiodo di garofano e coperto con acqua e con le verze: di mano in mano che si ritiravano ne agigungevo delle altre, sempre tagliate a striscioline. Il pentolone ha sobbollito per tre ore e mezza, e quando la cazzeura mi è parsa bella tachenta, come si dice qui, ho spento, coperto e lasciato dormire sino all'indomani. Inutile dire che mia figlia grande, la principessa, girava con la molletta al naso!
Il giorno dopo era ancora più buona. Tenete conto che domenica ne abbiamo divorato solo metà pentolone, quindi la rimanenza, che non si butta certo via, l'ho conservata sul balcone e durante il gelo notturno sono affiorate ben due dita di grasso... eliminate senza problemi.
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lunedì 3 novembre 2008
Il ritorno: pan con l'uga (pane con l'uvetta)
E' così tanto tempo che non scrivo due righe che quasi non ci credo. La stanchezza del post-parto, il ritorno alle attività normali, il cambio di stagione, l'inizio della scuola, del liceo musicale, della piscina per i bambini... mi sento così a pezzi che avrei bisogno di quarantott'ore di sonno filato per tornare pimpante come qualche mese fa. Soprattutto, è l'organizzazione del ménage che lascia un po' a desiderare: mi trascino un bel po' di lavatrici e di montagne di cose da stirare per il fine settimana, e così la domenica sera mi si potrebbe recuperare con un cucchiaino! Insomma, è un periodo un po' faticoso, di rodaggio, e ci vorrà un po' per ritornare in forma però... rieccomi qui in versione cyber-mamma! Mi ci voleva per ricaricare un po' le pile, mi sono detta, un piccolo stacco, un momentino solo per me in cui scaricare le tensioni della giornata. Fare la mamma di cinque pargoli scatenati è bellissimo, non è cambiato moltissimo da quando erano solo quattro, perché per ora il mio mini-amore Agostino è ancora inerte, dorme tantissimo, è un coccolone placidone, ma in compenso gli altri quattro sembrano essersi scatenati all'arrivo del nuovo fratellino e soprattutto la più piccina, Carolina, che ha solo due anni, con l'inevitabile gelosia di sottofondo mi dà un po' del filo da torcere, rompe tutto, tocca tutto, urla dalla mattina alla sera... Per fortuna ha superato brillantemente l'inserimento alla primavera dell'asilo, per cui grazie alle mitiche maestre stiamo cercando di farle digerire la pillola nel modo più indolore possibile, in mezzo a tanti coetanei giocherelloni: e pare davvero che funzioni.
Io allora mi ricavo un attimo tutto mio per ringraziare tutti gli amici blogger e non che mi hanno scritto e che non hanno ancora avuto risposta, e che l'avranno a breve; sono qui per dirvi che non appena possibile tornerò ad aggiornare la sezione "Pappapronta" sul forum degli Orsetti Padani, e che invece sono tornata quasi immediatamente in pista su Radio Padania al sabato mattina nel simpaticissimo programma per bambini di Ilariamaria, assieme alla nostra pediatra Anna Petraglia, alle 9:30 circa: chi volesse seguirci può farlo dalle frequenze radio che trovate a questo link oppure direttamente su internet cliccando qui. E' un programma che dà la carica, ragazzi! Tra l'altro siamo protagonisti già di simpatici tormentoni come quello dei ditalini (non si trovavano più con questa dicitura, ma nel giro di una settimana erano già esposti nei bancali in offerta! Ci ascoltano!) e della Petronilla, che arriva direttamente dai più bei forum di cucina dell'etere e dai blog delle mie amiche. Un giorno mi metterò pazientemente a fare una raccolta di ricette e di link sul tema. Per ora vi voglio regalare una ricetta tradizionale che mi ha molto soddisfatta e che dimostra che non solo i dolci ma anche i pani possono essere cotti con risultati sorprendenti con questa pentola fatata della nonna. Ve la consiglio di cuore, perché dà veramente molta soddisfazione e poi, cosa non secondaria, permette di usare un po' meno il forno (oppure di tenerlo libero per altre cotture!)
PAN DI MORT-PAN CON L'UGA (PANE CON L'UVETTA) ALLA MODA DI VARESE
250 g farina 00, 250 farina 0 (anch'io trovo che fare metà e metà sia ottimo, sia per la pizza, sia per il pane)
pasta di riporto di 24 ore prima, 50 g (avevo fatto la pizza la sera prima)
un cucchiaino raso di lievito di birra granulare
strutto g 25 e burro g 15
uvetta sultanina g 100
malto (ne ho usato uno "spurio" di riso e orzo), un cucchiaino da the
miele di acacia, 2 cucchiaini
sale, mezzo cucchiaino
PROCEDIMENTO
Mettere a bagno per una ventina di minuti la pasta di riporto con il lievito e il malto in 300 ml di acqua tiepida: non si scioglierà ma si ammorbidirà bene.
Se usate l'impastatrice, nella ciotola disporre la farina, le uvette ben strizzate, quindi l'acqua maltata e infine miele, burro e strutto, quindi agglomerare con la frusta a "k". Dopo aver inserito il gancio, impastare un minuto a velocità 2, uno a velocità 3 e cinque minuti a velocità 4. Io alla fine faccio sempre "lisciare" l'impasto a velocità 5, per poco, diciamo un paio di minuti. Il tutto viene non appiccicoso, anzi ben incordato però alla fine si siede sulla ciotola: va bene così.
Trasferire in un contenitore foderato di carta forno, incidere la croce e coprire con della pellicola.
Riporre in luogo caldo ( io uso il forno tiepido) per un'ora e mezza abbondante. Ecco com'era il mio da lievitato: bello ciccioso e quasi triplicato di volume.
Trascorso il tempo, infarinare il piano, capovolgere il contenitore e staccare delicatamente l'impasto dalla carta forno. Atttendere e allungare l'impasto e quindi arrotolarlo come un salamotto togliendo la farina in eccesso (in pratica una piega rudimentale) e trasferire il salamotto nella Petronilla ben imburrata (anche e soprattutto il coperchio). Siamo a questo punto:
Rimettere in luogo tiepido (io uso sempre il forno) per un'ora, o sino a quando sarà almeno raddoppiata di volume: sino alla tacca. Verrà così:
A questo punto porre sul fornello del caffè, per i soliti cinque minuti a potenza massima perché prenda bene il calore, e procedendo poi con la cottura a fuoco medio, per un'ora circa. Aprendo il coperchio, la superficie sarà ben dorata: la prova stecchino (quelli lunghi degli spiedini) è consigliata. Spegnere, capovolgere su di un piatto da partata, lasciare raffreddare prima di servire. Non viene la crosta tipica del pane infornato, ma una superficie un poco più morbida: è perfetto così, e raffreddandosi si indurisce. E' ottimo il giorno dopo. Guardate che bello:
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martedì 23 settembre 2008
E' nato Agostino!
Martedì 16 settembre, alle 16:48, con parto cesareo – il quinto - è nato il mio piccolo Agostino. Siamo tornati a casa già nel pomeriggio di venerdì, ma riesco a scrivere due righe solo adesso. I primissimi giorni dal parto sono stati davvero pesanti, e senza antidolorifici non riuscivo nemmeno a stare seduta o sdraiata; oggi, per fortuna, ad una settimana esatta dal parto, sono di nuovo in piedi.
Alla nascita pesava 3,400 kg. Quello che mi ha colpito di più è stata la gran massa di capelli nerissimi e lisci che gli incorniciava il visino. Enrico, Teresa e Carolina sono biondi e sono nati con pochissimi capelli, mentre l’unico capellone moro sin dai primi vagiti è Stefano, che però è ricciolino come me e mio padre.
Gli occhi non si sa bene ancora di che colore siano. Paiono chiari, e forse finalmente sono del verde mio e di mio marito, che nessuno dei miei quattro figli più grandi ha ereditato: infatti ho due figli con gli occhi celesti, Enrico e Carolina, mentre Teresa li ha nocciola come mia madre e Stefano neri, come il bisnonno da cui eredita il nome.
Che dirvi di più? Oggi iniziano i mondiali di ciclismo su strada, proprio a Varese, e sono davvero provvidenziali, almeno per noi, dal momento che, essendo la città blindata, le strade bloccate al traffico e le scuole chiuse, siamo al riparo da teneri quanto improvvisi agguati di parenti, amici e conoscenti. Abbiamo fatto, come tutti i varesini del resto, scorte come dovessimo affrontare un'imminente calamità... del resto, se devo dirla tutta, nonostante la stampa locale pompi questi mondiali come fossero la manna dal cielo per Varese, la maggior parte dei miei concittadini li sente al contrario come un fortissimo disagio, un intralcio arrivato a due settimane dall'inizio delle scuole e a pochi giorni dal rientro dalle ferie, e non ci vengano a raccontare il contrario perché saremo anche brava gente ma non si aspetta un mondiale di ciclismo per aprire una tangenziale o rifare le strisce pedonali di viale dell'Ippodromo, e visto che siamo in tema, qualcuno mi spieghi come mai Varese che dovrebbe ergersi in questi giorni a capitale dell'italico turismo vede la chiusura repentina di molti negozi che salutano i concittadini fino al prossimo lunedì. Ditemelo, perché proprio non l'ho capito.
Ad ogni modo, io personalmente avevo davvero un gran bisogno di questo periodo di tranquillità domestica, dopo un'estate intensissima che ha lasciato davver poco al riposo e dopo un parto impegnativo su tanti fronti. Ora tutta la mia numerosa famiglia è raccolta attorno al nuovo nato, con papà che per tre settimane si concede le meritatissime ferie tenute da parte per tutta l’estate e che si sta occupando amorevolmente di tutti noi; io gli cedo volentieri la palla per un po’, facendo davvero il minimo indispensabile. Ti amo, Francesco mio, e tu con i nostri bambini siete la gioia immensa della mia vita.
A risentirci a presto, e non preoccupatevi! Sto godendomi le meritate vacanze.
Laura
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domenica 3 agosto 2008
Il papa a Bressanone
http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_03/papa_olimpiadi_bressanone_63315df4-6147-11dd-ab06-00144f02aabc.shtml
Chissà perché rimpiango i gloriosi tempi in cui un altro crucco, proprio a Bressanone, i papi li faceva deporre, mica bruscolini.
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